ho sognato... un premolare che traballava nella mia bocca. io i premolari non li ho più. me li hanno tirati via quando avevo 12 anni, perchè si doveva fare spazio agli altri denti. poi, chissà se ha davvero un significato, cioè, se quello che si sogna ha realmente una correlazione con la realtà di ogni giorno, con la mia quotidianità. dovrebbe indicare la perdità di qualcosa o di qualcuno, ma anche l'incertezza, la paura del futuro... bella scoperta. peggio dell'oroscopo, che ti dice sempre quello che vuoi sentirti dire e nel frattempo, non ti dice un bel niente.
la psicoanalisi è altra roba. ci ha complicato l'esistere. non bastavano già i filosofi a farsi domande su chi siamo, perchè ci siamo, cosa siamo? il subconscio... faccio fatica a pensare di essere una, potrei impazzire sapendo che dentro ho un entità che ragiona senza che io ne possa avere coscienza. interpretazione semplicistica. ma a me piace sognare, se mi pagassero per farlo, avrei di che sfamare famiglie intere. vado a vedere cos'era quel rumore di vetri che si infrangono.
sabato 2 maggio 2009
sabato 25 aprile 2009
che posso farci io?!?
dice il mio oroscopo per la settimana:
È un ottimo momento per metterti alla guida di una rivolta popolare contro le autorità corrotte e le élite che non hanno più nessun contatto con il mondo reale. Da troppo tempo esercitano la loro ottusa magia. È anche il momento ideale per smettere di assecondare le situazioni che assorbono tutte le tue energie e mettono a repentaglio la tua indipendenza. Grazie al cielo, l'Era della passività sta per finire. Dare il via all'Era del risveglio forse non sarà facile, ma se comincerai al più presto potrai contare su un aiuto e su un incoraggiamento straordinari.
questa volta mi sa che Brezsny ci ha visto un po' male... io comunque vorrei davvero rivoltarmi contro tutto quello che non va, ma finisco per rivoltarmi solo contro me stessa e a mettere in crisi quello in cui credo.
comincio a pensare a come dovrebbero essere le cose che voglio e a come in realtà è la mia vita e quello che mi circonda. le mie aspettative, le mie attese disilluse. forse è vero che se cresci pensando che un mondo migliore sia possibile, un mondo dove la legalità, il rispetto, la verità, il bene comune siano auspicati e siano fondamento di tutta la società, rimani immancabilmente tagliata fuori dal resto dei comuni mortali coi quali provi a condividere la tua vita. ti guardano come se avessero davanti un extraterrestre, e francamente sono un po' stanca di sentirmi dire che vivo in un mondo che non esiste, e che non capisco come va realmente. perchè devo essere io ad adeguarmi alla merda quando si potrebbe tutti stare meglio nella cioccolata?
tremendamente battagliera mi trovo a sbattere il muso contro muri, alzati perfino dalle persone che stimo di più. stiamo perdendo tutti la voglia di cambiare le cose.
mi sento dire che mi lamento e che sono pessimista, perchè è il mio essere siciliana che mi porta a ragionare così. a piangere che le cose non vanno bene e che tutto rimarrà uguale. poi però penso a quanti siciliani prima di me hanno pianto e hanno profetizzato e hanno combattuto e li ritrovo tutti sei piedi sotto terra.
non voglio morire. non dico che cercare di cambiare le cose significhi necessariamente morire. la gente cambia casa, cambia lavoro, cambia le calze e le mutande ogni giorno (nella normalità dei casi) e non è che per questo muore. certo se ci si mette in testa di rompere le uova nel paniere a chi è più forte e a chi, soprattutto, tiene in mano le redini del mondo come lo conosciamo, beh lì qualche problemino comincia a sorgere. l'ordine precostituito non deve essere minato.
se cominci a rompere equilibri che reggono il globo da milioni di anni rischi un'implosione. si rischia di veder cardere giù tutto, effetto a catena.
non si può credere che tutto cambi, tutto è troppo. ma se cerchi di cambiare, di togliere un tassello c'è il pericolo che non solo il muro, ma tutta la casa ti rovini addosso.
davvero tutta una questione di equilibri. provate a pensare a togliere dal nostro sistema le banche, piuttosto che la classe politica, piuttosto che il petrolio o qualsiasi altra trave portante... cosa pensate che possa succedere? il caos.
non siamo abituati al caos. quello va bene in medio-oriente o in africa o in cina.
noi abbiamo il giardino da curare e le ferie d'agosto da godere. siamo infinitamente inetti. tristi e generiamo tristezza ogni volta che diciamo il nostro ennesimo "che ci posso fare?"
È un ottimo momento per metterti alla guida di una rivolta popolare contro le autorità corrotte e le élite che non hanno più nessun contatto con il mondo reale. Da troppo tempo esercitano la loro ottusa magia. È anche il momento ideale per smettere di assecondare le situazioni che assorbono tutte le tue energie e mettono a repentaglio la tua indipendenza. Grazie al cielo, l'Era della passività sta per finire. Dare il via all'Era del risveglio forse non sarà facile, ma se comincerai al più presto potrai contare su un aiuto e su un incoraggiamento straordinari.
questa volta mi sa che Brezsny ci ha visto un po' male... io comunque vorrei davvero rivoltarmi contro tutto quello che non va, ma finisco per rivoltarmi solo contro me stessa e a mettere in crisi quello in cui credo.
comincio a pensare a come dovrebbero essere le cose che voglio e a come in realtà è la mia vita e quello che mi circonda. le mie aspettative, le mie attese disilluse. forse è vero che se cresci pensando che un mondo migliore sia possibile, un mondo dove la legalità, il rispetto, la verità, il bene comune siano auspicati e siano fondamento di tutta la società, rimani immancabilmente tagliata fuori dal resto dei comuni mortali coi quali provi a condividere la tua vita. ti guardano come se avessero davanti un extraterrestre, e francamente sono un po' stanca di sentirmi dire che vivo in un mondo che non esiste, e che non capisco come va realmente. perchè devo essere io ad adeguarmi alla merda quando si potrebbe tutti stare meglio nella cioccolata?
tremendamente battagliera mi trovo a sbattere il muso contro muri, alzati perfino dalle persone che stimo di più. stiamo perdendo tutti la voglia di cambiare le cose.
mi sento dire che mi lamento e che sono pessimista, perchè è il mio essere siciliana che mi porta a ragionare così. a piangere che le cose non vanno bene e che tutto rimarrà uguale. poi però penso a quanti siciliani prima di me hanno pianto e hanno profetizzato e hanno combattuto e li ritrovo tutti sei piedi sotto terra.
non voglio morire. non dico che cercare di cambiare le cose significhi necessariamente morire. la gente cambia casa, cambia lavoro, cambia le calze e le mutande ogni giorno (nella normalità dei casi) e non è che per questo muore. certo se ci si mette in testa di rompere le uova nel paniere a chi è più forte e a chi, soprattutto, tiene in mano le redini del mondo come lo conosciamo, beh lì qualche problemino comincia a sorgere. l'ordine precostituito non deve essere minato.
se cominci a rompere equilibri che reggono il globo da milioni di anni rischi un'implosione. si rischia di veder cardere giù tutto, effetto a catena.
non si può credere che tutto cambi, tutto è troppo. ma se cerchi di cambiare, di togliere un tassello c'è il pericolo che non solo il muro, ma tutta la casa ti rovini addosso.
davvero tutta una questione di equilibri. provate a pensare a togliere dal nostro sistema le banche, piuttosto che la classe politica, piuttosto che il petrolio o qualsiasi altra trave portante... cosa pensate che possa succedere? il caos.
non siamo abituati al caos. quello va bene in medio-oriente o in africa o in cina.
noi abbiamo il giardino da curare e le ferie d'agosto da godere. siamo infinitamente inetti. tristi e generiamo tristezza ogni volta che diciamo il nostro ennesimo "che ci posso fare?"
giovedì 9 aprile 2009
non c'ero
mentre ero a Wroclaw per il Premio Europa, la terra italiana nel suo cuore ha tremato..."italianski catastrofi" così il tassista polacco ci ha detto appena ha sentito che eravamo italiani. non ho parole. mi affido a quelle degli altri...
"E poi regna la paura, perché niente è finito e tutto è solo cominciato. Tutti i pensieri, anche quelli più elementari, sono violentati dalle scosse d'assestamento. La paura e il dolore, uniti e inscindibili, formano un'unica entità. Un'entità insopportabile. Che congela questo lutto, per farsi cosa attonita, ed impressionante.
E, su tutto, il silenzio. Un silenzio nuovo e indefinibile. Interrotto, di tanto in tanto, da un elicottero lontano. Da un aereo militare.
E tutti a comporre lo stesso pensiero, ma nessuno lo comunica, perché è banale: la sensazione di un'altra, più piccola, ma simile, guerra mondiale".
la natura. con chi puoi prendertela? io me la prenderei con me stessa. e basta.
"E poi regna la paura, perché niente è finito e tutto è solo cominciato. Tutti i pensieri, anche quelli più elementari, sono violentati dalle scosse d'assestamento. La paura e il dolore, uniti e inscindibili, formano un'unica entità. Un'entità insopportabile. Che congela questo lutto, per farsi cosa attonita, ed impressionante.
E, su tutto, il silenzio. Un silenzio nuovo e indefinibile. Interrotto, di tanto in tanto, da un elicottero lontano. Da un aereo militare.
E tutti a comporre lo stesso pensiero, ma nessuno lo comunica, perché è banale: la sensazione di un'altra, più piccola, ma simile, guerra mondiale".
la natura. con chi puoi prendertela? io me la prenderei con me stessa. e basta.
sabato 14 marzo 2009
il proprio lavoro
mentre tornavo a casa a bordo della seicento, i pensieri si affollavano come sempre nella mia mente. le questioni da risolvere, i problemi da affrontare, i pochi giorni che mancano alla mia partenza, il sole che è finalmente arrivato, ma che magari tra un po' se ne va via e dobbiamo riabituarci a temperature fredde. poi, domani devo andarci perchè altrimenti settimana prossima è impossibile e poi parto, chissà quando se ne parla. bella questa canzone dei Bloc Party, la so già a memoria. che hanno combinato qui? facevano prima a fare una rotatoria, però non è poi tanto male, certo la condizione delle strade in Sicilia è proprio da fare schifo e poi vogliono fare il ponte...a che servirà mai? guarda una volpe morta, poverina...gli operatori ecologici hanno il deposito qui? certo, potrebbe tooglierlo quel cartone in mezzo alla strada e buttarlo invece di furmare la sigaretta...
e quindi stile epifania: "Chissà come sarebbe il mondo se ognuno di noi miliardi di persone sulla terra, facesse il lavoro che gli piace davvero, quello per cui si sente ispirato, quello che si fa a livello di vocazione e non perhè non c'è niente di meglio da fare...". quanti bravi medici che hanno a cuore il bene del paziente, quanti bravi ingegneri che progettano infrastrutture vivibili e di lunga durata, quanti bravi operatori ecologici che risanano l'ambiente, quante brave maestre che danno un futuro ai propri alunni, quanti brave mamme e bravi papà che fanno crescere generazioni di futuri bravi professionisti. forse nessuno farebbe il soldato, perchè diciamoci la verità a quanti piace farsi ammazzare? forse ci sarebbero posti di lavoro proporzionati alla gente che sta in giro. forse finalmente nessuno starebbe con le mani in mano. forse si potrebbe pensare alla piena occupazione a livello mondiale...
io utopizzo troppo.
dovrei pensare un po' meno e fare un po' di più.
e quindi stile epifania: "Chissà come sarebbe il mondo se ognuno di noi miliardi di persone sulla terra, facesse il lavoro che gli piace davvero, quello per cui si sente ispirato, quello che si fa a livello di vocazione e non perhè non c'è niente di meglio da fare...". quanti bravi medici che hanno a cuore il bene del paziente, quanti bravi ingegneri che progettano infrastrutture vivibili e di lunga durata, quanti bravi operatori ecologici che risanano l'ambiente, quante brave maestre che danno un futuro ai propri alunni, quanti brave mamme e bravi papà che fanno crescere generazioni di futuri bravi professionisti. forse nessuno farebbe il soldato, perchè diciamoci la verità a quanti piace farsi ammazzare? forse ci sarebbero posti di lavoro proporzionati alla gente che sta in giro. forse finalmente nessuno starebbe con le mani in mano. forse si potrebbe pensare alla piena occupazione a livello mondiale...
io utopizzo troppo.
dovrei pensare un po' meno e fare un po' di più.
sabato 7 marzo 2009
bisogna tornare
laddove oriente e occidente si mescolano in un turbinio di suoni, colori, odori e sapori...la vita scorre lenta, come nella migliore tradizione arabo-mediterranea, scandita dal canto del Muezzin che chiama a raccolta i fedeli. minareti che svettano alti verso il cielo, in mezzo a quartieri fatti di case ammassate una all'altra, di bazaar, di ambulanti che vendono pane e una bevanda calda e dolcissima, che sa di vaniglia e cannella.
la città dove gli uomini fumano il narghilè chiacchierando tra loro e le donne camminano per strada col foulard in testa. pochi sorridono, ma tutti hanno l'aria serena. la città divisa dal mare che entra dentro come un fiume e che divide l'Europa dall'Asia. la città dove un simpatico signore di Izmir, con madre italiana, ci accompagna a scoprire i posticini nascosti della città nuova attorno a piazza Taksim. la città dove la x non esiste e il taxi si chiama taksi. la città dove lo sfarzo degli antichi sultani si confonde con le case di legno nei quartieri vicino al mare.
e poi la carne e il pesce, i melograni e i cetriolini, il té e il caffè, la colazione salata e quella dolce, la frutta secca, miele, zucchero a zollette rigorosamente, e le spezie di tutti i colori che esistono sulla terra.
ma il blu predomina. il bosforo, da perderci il fiato; la moschea, bellisima; il rosa della chiesa di Santa Sofia dimenticata e abbandonata a sè stessa; il bianco dell'abito dei dervishi rotanti; le luci di miriadi di lampade variopinte.
un luogo che quando vai via non puoi che sospirare, perchè camminando e ammirando ti si è attaccata addosso e ti ha completamente invaso...mille strade, milioni di persone e tantissime contraddizioni che creano una mixture che ha solo dell'incredibile. affascinante e indimenticabile. Arrivederci a presto cara Istanbul.
sabato 21 febbraio 2009
mi pare
a volte non ho nemmeno il tempo di chiedermi cosa devo fare adesso perchè gli impegni si susseguono uno dopo l'altro e mi trascinano via nel vortice. è davvero difficile far capire come sia possibile che lavorare a qualcosa ti assorba gran parte della giornata e che quel poco tempo, pochissimo, che rimane puoi e vuoi dedicarlo esclusivamente a te e a chi ami.
ormai esco sempre senza farmi i capelli.
ormai esco sempre senza farmi i capelli.
martedì 3 febbraio 2009
plane
altissima quota. una scia dorata su un mare immobile e vellutato. tra due isole piccole, quasi due scogli, scivola via una barca a vela che sembra una pulce sul dorso di un cane. la scia dorata si perde all'infinito tra uno strato di nuvole che sembra poggiarsi sull'acqua come se fosse la calotta glaciale del polo. lì dove si perde prende i toni dell'arancio e del rosso come un'alba continua e sterminata, e non si sa più se sia cielo o se sia mare, fusione perfetta di elementi distinti. sembra tutto così assurdamente irreale. una scenografia, un'immagine ritoccata. la percezione di uno splendido scorcio così tante volte fittiziamente riprodotto da perdere quel fascino che scaturisce a chi lo vede per la prima volta con occhi ancora vergini. ho paura che vogliano toglierci il piacere di provare gioia per qualcosa di semplice, vero, naturale, magnifico e perfetto.
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